martedì 20 dicembre 2011

Liberalizzazioni dei farmaci: verità, falsità, bugie, lobby, politici. Analisi di un tecnico

In questo articolo (che aggiornerò man mano), riporterò analisi oggettive di un tecnico (come ho preso a definirmi recentemente :)) su quello che vedo, sento, leggo in Rete a proposito di liberalizzazioni dei farmaci.
Piccoli e veloci commenti, basanti su un solo principio: l'onestà (o trasparenza o attenersi ai fatti, vedete voi).
Perché sulla salute, in particolare sulla farmaceutica, in quasi 6 anni di lavoro ho imparato una cosa: chi la conosce veramente è solo chi c'è dentro tutti i giorni, chi lavora con la normativa, con il pubblico, insomma chi lo fa di mestiere, ovvero il farmacista (e guarda caso, io sono proprio un ... :-))

Mi dispiace per il parafarmacista, il collaboratore licenziato che l'avrà a morte con il/i titolare/i, il giovane farmacista che vede nelle liberalizzazioni selvagge e prive di senso e logica, la sua opportunità lavorativa, per il giornalista Ignorante (la "I" maiuscola sottolinea l'Antonomasia in campo salute e farmaceutica, non fate polemica sul fatto che è offensivo dare dell'Ignorante eh, leggete il link a Wikipedia) che scrive e non sa.
Dico mi spiace perché sicuramente avrete le vostre ragioni, alcune giuste, altre sbagliate, ma in questo post non si discuterà del giusto o sbagliato, della ragione o del torto, del bene o del male, ma solo di FATTI.
FATTI

Cominciamo dunque.

Articolo del Corriere della Sera del 16 Novembre a firma di Aldo Cazzullo
Scrive il giornalista:
«Non si aveva idea di quante lobby, anche minuscole, fossero all'opera in Parlamento. Si sapeva della buona rappresentanza di avvocati. Ma anche farmacisti e tassisti devono avere buoni contatti: infatti resteremo il Paese europeo in cui è più difficile trovare medicinali di largo consumo fuori dalle farmacie. [omis...]»
Medicinali di largo consumo? Quelli sotto ricetta medica? Unico Paese Europeo?
Ma, Sig. Cazzullo! Lei forse ignora che

  • i farmaci definiti di "largo consumo" sono quelli OTC/SOP, ovvero quelli appartenenti alla fascia Cbis che sono già stati liberalizzati nel 2006 da Bersani e sono già fuori dalle farmacie. Da 5 anni. Come in "tutta" Europa.
  • subito dopo il Decreto, siamo stati richiamati dai farmacisti europei che hanno evidenziato come, se si facessero uscire i farmacia di Fascia C (la differenza tra C e C bis la sa vero?) saremmo stati davvero l'unico Paese Europeo (e del mondo) a permettere la vendita di farmaci sotto ricetta medica (e che per definizione NON sono di largo consumo, dato che sono di competenza del medico) fuori dalla farmacia.
Devo aggiungere altro?

Il vaticano è intervenuto contro la vendita della pillola del giorno dopo fuori dalle farmacie
Questa è una notizia che ha iniziato a circolare da pochi giorni, in cui si dice che lo stesso Vaticano è intervenuto a favore dei farmacisti per evitare che la pillola del giorno dopo venisse venduta fuori dalle farmacie con le liberalizzazioni del Decreto Monti.
Vorrei scrivere una parolaccia, ma i tecnici non le fanno queste cose. :-D
Perché? Perché la bufala è talmente grossa che si rivela da sola per quello che è: una ca......
Infatti la pillola del giorno dopo (Norlevo o Levonelle) è un farmaco soggetto a ricetta NON ripetibile, quindi un farmaco escluso a priori dal Decreto Monti, insieme ad iniettabili, stupefacenti e farmaci agenti sul sistema endocrino.
Quindi per ben 2 motivi la pillola del giorno dopo non sarebbe MAI uscita dalla farmacia:
  1. è soggetta a ricetta non ripetibile
  2. è un farmaco agente sul sistema endocrino (come tutte le pillole)

Liberalizzare per far scendere il prezzo dei farmaci
Questa tesi è sostenuta come quasi unico motivo delle liberalizzazioni. Ma qui non parliamo di mele e pere, ma di farmaci. Che seguono regole diverse. Infatti il prezzo dei farmaci sotto ricetta medica è deciso dallo Stato in accordo con l'industria che lo produce, NON DAI FARMACISTI (come molti credono).
In qualunque farmaci d'Italia voi andrete, comprerete il farmaco in fascia C allo stesso identico prezzo, sia nel paesino sperduto in montagna che in città.
Con il Decreto Monti si vuole fare in modo che il farmacista possa fare uno sconto su questo prezzo.
Notate la raffinatezza della cosa: in questo modo l'industria non viene toccata, fa il suo prezzo e ci guadagna quello che deve. Altrettanto la distribuzione intermedia.
A dover ricavate meno sarà il farmacista che acquista alle condizioni di prima e vende a meno per via dello sconto.
Non è più equo che si cali generalmente il prezzo del farmaco in modo che il cittadino/paziente trovi il prezzo ridotto in tutte le città italiane e non solo nei grandi centri commerciali (che hanno sicuramente maggiori possibilità di scontistica)?

Pier Luigi Bersani, 01 Febbraio 2011
Questa chicca la lascio e lascerò sempre per ultima perché da sola vale una vita di impegno passata a far capire l'incompetenza dei politici quando si parla di salute e farmaceutica:
«[omiss...] fate una normetta che, invece di cancellare la mia, lasci vendere i farmaci che non sono sotto prescrizione medica ai giovani farmacisti» P. L. Bersani
Avete capito? Avete capito?
Il prode Bersani, autore LUI, LUI della legge che dal 2006 ha permesso di vendere i farmaci che non sono sotto prescrizione medica fuori delle farmacie (quindi a giovani farmacisti, neolaureati, anziani etc...)... se ne è dimenticato. Cioè nel 2011 chiede che venga fatto una legge sui farmaci... che ha già varato lui 5 anni prima e che porta persino il suo nome.
Lapsus? Mmmmm, non credo. Credo che chi voglia capire, abbia già capito.

1 commento:

  1. Nell'apprezzare il tuo sforzo di divulgare la verità sul settore farmacie, sono convinto che questo rimanga un semplice esercizio di stile. Non abbiamo voce.
    La norma che sara' varata a breve premia sempre il capitale e non la professionalita'. L'equiparazione dei titoli nel concorso che sara' indetto, frustra sia i titolari di farmacie rurali sussidiate che i loro collaboratori.
    Dove e' l' equita' ?
    Bellissima la lettera del presidente dell' ordine.

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