martedì 6 settembre 2011

Vendita di sostanze ad uso tecnico e di veleni

Argomento molto pesante  e delicato questo: definire come e quali "sostanze" (intese come materie prime solide, in polvere o liquide, non medicinali  prodotti preconfezionati) può vendere il farmacista... senza commettere un illecito.
Già, perchè mentre ci sono sostanze che possono essere tranquillamente vendute senza problemi, altre richiedono particolari accorgimenti, mentre per altre ancora la vendita è assolutamente vietata.

Partiamo dalle cose semplici: TUTTE le sostanze classificate come API (Materie Prime Farmacologicamente Attive) NON possono MAI essere vendute come tali (es. barattolo da 100g, 500g, 1 Kg) , ma solo in dose e forma di medicamento (capsule, cartine, compresse, soluzioni, creme, supposte, ecc...) con la prevista ricetta, se richiesta.

Quando invece si parla di sostanze ad uso tecnico, ci si riferisce a sostanze che NON vengono usate sull'uomo (uso interno), ma che sono destinate ad altri scopi, prettamente ... tecnici. Alcuni esempi:
  • acido citrico: per rimuovere il calcare dalla macchina del caffè o lavatrice
  • sodio bicarbonato: per la pulizia della lavastoviglie
  • ammonio cloruro: per chi effettua saldature
  • acido ascorbico: per pulire la canna del fucile
  • ecc... ecc...
Quando si parla di sostanza ad uso tecnico, spesso si spazia anche nel mondo degli additivi alimentari, sostanze vendibili in farmacia senza ricetta, caratterizzate da un sistema di classificazione composto dalla lettera E seguita da 3 (o 4) numeri (es. E224, potassio metabisolfito).
Come appena detto, sia gli additivi alimentari che le sostanze ad uso tecnico possono essere vendute come tali senza ricetta medica.

"Dov'è la fregatura?", vi starete chiedendo...
I problemi nascono quando una sostanza può essere classificata sia come additivo alimentare o anche sostanza ad uso tecnico o anche principio attivo (API).
In questo caso è necessario che il farmacista sappia:
  • a cosa è verrà destinata la materia prima che venderà (uso tecnico, alimentare, farmaceutico)
  • in che forma e/o dosaggio (barattolo intero o forma farmaceutica specifica quali compresse, gocce, ecc..)
Credo che un esempio chiarirà le idee.
Prendiamo come esempio la vendita di 100g di acido ascorbico, conosciuto anche come additivo alimentare E300 o come vitamina C.
In base a quanto detto finora, l'acido ascorbico può essere considerato:
  1. sostanza ad uso tecnico, se viene venduto (es.) per pulire la canna di un fucile
  2. additivo alimentare, se usato come antiossidante in determinati alimenti
  3. farmaco/integratore, se usato come fonte di Vitamina C per un essere umano
Mentre per i primi 2 casi, la vendita senza ricetta è possibile, nell'ultimo caso, la vendita NON può avvenire in quanto il farmacista venderebbe un integratore "preparato" in laboratorio (e normalmente non ha l'autorizzazione per farlo).
Domanda: come faccio a capire che cosa ne verrà fatto?
Risposta: se vendo dell'acido ascorbico come sostanza ad uso tecnico o additivo alimentare, venderò un grosso quantitativo (es. 100g, 500g, 1Kg) in un unico contenitore.
Se invece volessi creare delle capsule/compresse da (es.) 500mg di acido ascorbico, creerei un farmaco/integratore poiché vendo la sostanza a dose e forma di medicamento (che ricordo ancora una volta, salvo autorizzazioni particolari o ricetta medica non si può fare nel laboratorio di una farmacia).

I più svegli avranno già trovato un inghippo: ma se la persona mi chiede 1Kg di acido ascorbico che mi dice userà per togliere il calcare dalla lavatrice, poi a casa ne assume un cucchiaino al giorno come integratore di Vitamina C?
Risposta: uno compra una cravatta, poi ci si impicca. Mica è colpa di chi gliel'ha venduta?

O forse si?

Per questo consiglio di tenere una sorta di registro in cui si annotano le vendite di tali sostanze (ad uso tecnico o come additivo alimentare).

2 commenti:

  1. Buongiorno,
    volevo porle una domanda è possibile vendere il magnesio cloruro 200g senza ricetta medica come sostanza ad uso alimentare? è obbligatorio numerare queste sostanze (magnesio cloruro, sodio bicarbonato..etc)come materie prime o basta semplicemente una registro in cui si annotano le vendite come diceva lei?
    Grazie e buona giornata

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    1. Salve.
      Si, è possibile.
      Nel momento in cui lo ripartisce come sostanza ad uso alimentare, NON sarebbe necessaria tutta la cascata del laboratorio (targatura del contenitore, certificati d'analisi, ecc...). L'importante è ricostrutire l'etichetta di vendita in maniera precisa con quella della sostanza (ecco perchè a volte si consiglia di vendere la sostanza direttamente nel contenitore originale, cosi non ci sono problemi).
      Dato che nel laboratorio seguo le NBP integrali, io personalmente preferisco trattare la materia prima come una qualsiasi sostanza, registrare tutto e ripartire.
      Dimenticavo: ovviamente il prezzo di vendita è libero.
      Per questo motivo il registro lo uso quando vendo sostanze ad uso tecnico (di cui non ho tracciabilita), mentre per gli additivi alimentari ripartiti dispongo del foglio di lavorazione e quindi tracciabilita completa.

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